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Osservazioni, schizzi, resoconti, pensieri imperiodici dalla stagione del centro di promozione teatrale La Soffitta e non solo. Servizi, approfondimenti e recensioni a cura del laboratorio di critica teatrale "Lo sguardo che racconta" condotto da Massimo Marino presso la Laurea Specialistica in Discipline Teatrali dell’Università degli studi di Bologna.


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Questo blog è realizzato dal laboratorio in completa autonomia dal Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna.




giovedì 6 marzo 2008

Dialogando con‭…



Marco Martinelli alla scoperta del Teatro delle Albe


L‭’‬intervista a Marco Martinelli del‭ ‬31‭ ‬gennaio è un tassello che si va ad affiancare non solo allo spettacolo da esso creato,‭ ‬Leben,‭ ‬ma anche al seminario e alla conferenza sostenuti dal Teatro delle Albe.‭ ‬Per un limitato gruppo di persone è stato possibile‭ ‬assistere al seminario sulla non-scuola,‭ ‬durante il quale temi come istinto dionisiaco,‭ ‬conoscenza asinina e improvvisazione sono stati approfonditi nella loro complessità.‭ ‬Per induzione si è giunti fino alla conoscenza del teatro come organo indipendente.‭
Queste nozioni sono imprescindibili dall‭’‬intervista che deve prendere forma poggiando saldamente sui concetti che l‭’‬ hanno preceduta.
Il Teatro delle Albe nasce dalla passione dei suoi fondatori,‭ ‬Ermanna Montanari e Marco Martinelli,‭ ‬i quali hanno compiuto un cammino all‭’‬interno del mondo culturale,‭ ‬per mezzo di un loro particolare lavoro che li rende sempre più conosciuti e ricercati.‭ ‬Il Teatro delle Albe ha al suo interno due realtà differenti e parallele:‭ ‬la non-scuola e la Bottega.‭ ‬La prima consiste‭ ‬in dei laboratori teatrali che vengono proposti ad alcune scuole medie superiori e che hanno l‭’‬intento di rendere consapevoli i giovani adolescenti coinvolti,‭ ‬della loro teatralità innata.‭ ‬La finalità di questa collaborazione è uno spettacolo a coronamento di una crescita condivisa tanto dalle guide quanto dagli allievi.‭ ‬La Bottega invece è una compagnia gestita da Marco Martinelli e Ermanna Montanari che propone periodicamente varie messe in scena.‭
Marco Martinelli è sia il principale referente della non-scuola sia il drammaturgo e il regista della Bottega delle Albe.‭ ‬Egli,‭ ‬nel parlare della non-scuola,‭ ‬ha fatto emergere una separazione implicita da Ermanna Montanari,‭ ‬che si inserisce meglio all‭’‬interno della Bottega delle Albe.‭

Come è strutturata la Bottega delle Albe sul piano organizzativo‭?

Il direttore organizzativo del Teatro delle Albe è Marcella Nonni.‭ ‬È lei che gestisce la parte burocratica e quindi ne conosce ogni dettaglio.‭ ‬Il Teatro delle Albe è una cooperativa di circa una quarantina di persone,‭ ‬ognuno considerabile in quanto socio.‭ ‬Abbiamo tutti lo stesso stipendio,‭ ‬indipendentemente dal ruolo che abbiamo nella Bottega:‭ ‬questa è una legge interna al nostro gruppo,‭ ‬siamo tutti sullo stesso livello.‭
Il teatro riceve annualmente dei finanziamenti statali e gode anche della collaborazione,‭ ‬ormai ventennale,‭ ‬con il comune di Ravenna,‭ ‬il quale ci permette di gestire il teatro Rasi

Com’è vissuto il rapporto tra Ermanna Montanari,‭ ‬in quanto attrice,‭ ‬e Marco Martinelli nelle vesti di drammaturgo e regista,‭ ‬ovvero come si scontrano/incontrano la ricerca soggettiva di un ruolo e la creazione di testo e spettacolo‭?

Io e Ermanna siamo due creatori e i nostri mondi vengono costruiti insieme,‭ ‬ognuno con la sua specificità.‭ ‬Abbiamo ossessioni che si richiamano continuamente e che si ritrovano nel lavoro finito.‭ ‬Niente viene definito all‭’‬inizio della nostra creazione,‭ ‬neanche i ruoli:‭ ‬tutto nasce da un gioco alchemico.‭ ‬Questo vale per ogni attore:‭ ‬la propria parte emerge dal lavoro che viene fatto insieme.‭ ‬Ermanna dice sempre che l‭’‬io è come un condominio,‭ ‬abitato da voci e maschere che premono per uscire e,‭ ‬se queste sono in conflitto,‭ ‬si accorderanno in un piano superiore di crescita interiore.

Ci ha affascinato molto la vostra cultura ampia ed eclettica.‭ ‬Ci puoi raccontare la vostra formazione‭?

Il nostro percorso,‭ ‬mio e di Ermanna,‭ ‬è cominciato con il corso di Lettere Moderne nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna.‭ ‬Abbiamo studiato gli antichi e tutta la cultura europea,‭ ‬perché studiare l‭’‬antico,‭ ‬chi ci ha preceduto,‭ ‬è come studiare noi stessi.‭ ‬Per noi i libri hanno sempre qualcosa da dirci.‭ ‬Ogni volume di qualsiasi biblioteca pulsa di vita.‭
Inoltre penso che il teatro non possa‭ ‬prescindere dagli altri linguaggi artistici.‭ ‬Esso ha una natura di per sé filosofica e la cultura che vi sta alla base non può essere un‭’‬accumulazione di dati.‭ ‬La continuità dei nostri studi e interessi ci ha portato ad approfondire in questo momento Rosvita,‭ ‬una delle prime scrittrici di teatro che‭ ‬traduceva Terenzio.‭ ‬Per noi lei è una delle tante situazioni in cui l‭’‬antico riemerge nel contemporaneo.‭ ‬E questo è un esempio del nostro modus operandi.

Riguardo ora il vostro ultimo spettacolo,‭ ‬Leben,‭ ‬sappiamo che ha debuttato con un altro titolo che era‭ ‬Scherzo,‭ ‬satira,‭ ‬ironia e significato profondo.‭ ‬Per quale motivo il titolo è stato modificato e quale è stato il processo che ha portato a tale cambiamento‭?


Scherzo,‭ ‬satira e ironia e significato profondo è stato preparato insieme a Sterminio,‭ ‬spettacoli profondamente uniti tra loro.‭ ‬Lavoravamo con lo stesso gruppo di attori,‭ ‬contemporaneamente a entrambe le messe in scena.‭ ‬È stato un periodo molto stressante,‭ ‬durante il quale il mio editore mi ha richiesto un titolo per la pubblicazione del testo del primo spettacolo.‭
Scherzo,‭ ‬satira e ironia e significato profondo era un riferimento in onore all‭’‬ opera originale di Grabbe,‭ ‬al quale ci siamo ispirati per la trama ottocentesca,‭ ‬moltiplicando però gli elementi descritti.‭ ‬Infatti nel dramma c‭’‬era un solo naturalista e una sola fidanzata,‭ ‬mentre con me sono diventati due naturalisti e due fidanzate.‭ ‬Anche il monologo di Mordax è stato appositamente creato per il nostro spettacolo.‭ ( ‬n.d.r.‭ ‬Mordax è un personaggio del testo di Grabbe che è stato esportato nello spettacolo‭ ‬teatrale nei panni del diavolo e al quale è stato creato un intero dialogo‭)
Subito dopo la pubblicazione,‭ ‬quando il nostro studio era avanzato,‭ ‬sentivo l‭’‬esigenza di un titolo che rispecchiasse maggiormente il nostro lavoro,‭ ‬che ormai non era più una riscrittura di Grabbe ma una produzione divenuta autonoma.‭
Così abbiamo avuto l‭’‬esigenza di cambiarlo con Leben che è un titolo incisivo.‭ ‬Anche a livello pubblicitario è più d‭’‬impatto e soprattutto rispecchia maggiormente la nostra ricerca.‭

Parlando della non-scuola,‭ ‬come viene affrontato il problema della comunicazione,‭ ‬tanto linguistica,‭ ‬quanto sociale,‭ ‬a Chicago,‭ ‬in Kenya e a Scampia‭ ?

Per noi,‭ ‬non esistono differenti lingue o problemi sociali.‭ ‬Tutti hanno le stesse difficoltà indipendentemente‭ ‬dal luogo in cui vivono.‭ ‬Le regole di base della nostra non-scuola sono contenute nel Noboalfabeto,‭ ‬un non-manuale costruito con un andamento poetico‭; ‬queste regole ci permettono di impostare il lavoro iniziale con ogni gruppo di ragazzi.‭ ‬Da qui inizia il‭ ‬nostro lavoro insieme.‭ ‬Per questo la comunicazione non è un problema.‭ ‬Inoltre noi assorbiamo le abitudini di coloro con cui veniamo in contatto e attraverso il loro linguaggio impariamo e comunichiamo da e con‭ ‬loro,‭ ‬nel medesimo momento.


Valeria Bernini e Elena Bruni

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